Ci chiamiamo Manin e Maddalena e vi raccontiamo come ci vestivamo, sfruttando il più possibile i vestiti durante la guerra.
Noi donne fin da piccole, dovevamo imparare ad aggiustare e a cucire qualsiasi cosa, perché, essendo le famiglie piuttosto numerose, i vestiti, le scarpe, i maglioni venivano passati da un bambino all'altro, cercando di non sprecare mai.Un cappotto o un vestito venivano rivoltati più volte. Certi cappotti venivano disfatti e ricolorati con una polvere particolare, che, sciolta in acqua, diventava una specie di colorante.
Io, Maddalena, con la mantella delle "piccole italiane", mi sono fatta fare dalla sarta uno scamiciato, su cui ho indossato una camicia da notte della zia tinta di rosso e con un vecchio cappotto rivoltato della nonna mi sono fatta un bel giaccone a quadri. Le vecchie coperte di cotone venivano disfatte per confezionare calze con i ferri.
Io, Manin, quando avevo i bambini piccoli, prendevo la parte sana dei pantaloni del papà e facevo le mutandine; i pantaloni rotti li aggiustavo, finchè potevo, con toppe ricavate da pantaloni più vecchi, i vestiti delle bambine li allungavo con stoffe simili, arrivate dall'America, che si potevano acquistare con la tessera annonaria.